L'architettura
La Cappella Palatina

Lo spazio architettonico

La cappella privata del re ha un impianto basilicale a croce latina , pianta longitudinale con tre navate , separate da cinque archi a sesto acuto per lato, su piedritti sorretti da colonne e capitelli di spoglio, di stile composito. Le sedici colonne, comprese quelle che sorreggono anche l’ arco trionfale , e gli archi della prothesis e del diaconicon , sono in granito e marmo cipollino.Fulcro dell’edificio è il presbiterio, rialzato, rispetto alle navate, a pianta centrale che termina con le tre absidi , caratterizzati dalla presenza, agli angoli, da colonnine in porfido incassate tipiche dell’arte islamica.

Ieratico e solenne, il Cristo Pantocratore della cupola della Cappella Palatina, è raffigurato entro un tondo, circondato da una schiera di angeli e arcangeli e, come uno scrigno di luce divina, emana luce. Il Pantocratore, dal greco dominatore di tutte le cose, con la mano destra benedice i fedeli: le due dita arcuate simboleggiano la doppia natura di Cristo, quella divina e quella terrena, mentre le altre tre, unite, sono allegoria della Trinità. Questa posa della mano veniva utilizzata anche in epoca antica dagli imperatori romani quando chiedevano il silenzio. Con la mano sinistra tiene saldo il Vangelo, raffigurato come un libro chiuso riccamente decorato con pietre preziose. Solitamente, invece, il libro ha una pagina aperta, sia in greco che in latino, che riporta la frase tratta dal Vangelo di Giovanni “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non vivrà nelle tenebre”. Il Cristo Pantocratore, maestoso e con lo sguardo severo ma benevolo, si presenta coronato di un nimbo crociato a ricordare il suo sacrificio, ha i capelli lunghi e fluenti e l’incarnato roseo. Il Cristo Pantocratore è l’onnipotente, il Re dei Re, ha l’abito dorato simbolo della divinità e il manto blu simbolo dell’umanità. L’iconografia, di classica derivazione bizantina, si ritrova spesso nel medio oriente cristiano, ed è diffusa in tutto il meridione d’Italia in affreschi mentre in Sicilia è stato mosaicato anche nelle Cattedrali di Monreale, Cefalù e Palermo. Cristo è immerso in un cielo dorato e luminoso, uno scrigno di luce a cui ogni fedele, una volta entrato nella Cattedrale, si accosta in questo cammino ascendente verso la Salvezza.

Lo spazio è sormontato da una cupola, di stile bizantino, raccordato con pennacchi alla base quadrata; il presbiterio , rivolto verso oriente, era separato dalle navate dall’iconostasi, tipica delle chiese di rito greco . La divisione tra le aree liturgiche è sottolineata, anche, dalle decorazioni: sacre e di matrice orientale bizantina , nel presbiterio,dal momento che l’area del santuario aveva una funziona dedicata al rito religioso, e di tradizione islamica quelle del corpo, poiché andavano ad abbellire la parte più laica dell’edificio.Nella campata centrale, nella parete occidentale, di fronte il santuario, è collocato il soglio reale , in stile romanico, rialzato di cinque gradini e decorato con marmi in opus sectile.

soglio reale
Il soglio reale è collocato nella parete occidentale, opposta al Santuario. Di stile romanico, si data intorno al XII secolo ed è decorato interamente in opus sectile, un’antica tecnica che consisteva nella raffigurazione di figure di animali o umane ed elementi geometrici mediante intarsi e l’utilizzo di piccolo tessere e lastrine di marmo o paste vitree. Questa tecnica, molto prestigiosa per il materiale impiegato, è utilizzata maggiormente nel Medioevo, sia nella pavimentazione che nelle decorazioni murarie, conferisce maggiore brillantezza e un gioco sapiente dei colori. Ma anche Plinio il Vecchio, nella Naturalis historia, la menziona poiché adoperata nel Mausoleo di Alicarnasso del IV secolo a.C. Il trono dei re normanni si caratterizza per l’ingente utilizzo di porfido, marmo che nei secoli divenne simbolo di forza e gloria e che, nel soglio, assume una valenza di esaltazione del potere. Rialzato di cinque gradini, decorati con opus sectile pavimentale formato da tessere di pietre dure, dal piano del calpestio della chiesa, presenta una decorazione geometrica. La parete della tribuna reale è composta da sei quadrati, racchiusi entro una cornice di lastre porfido, e sormontati da un triangolo di tarsie policrome. All’interno di ogni quadrato motivi geometrici e floreali di tipica ascendenza araba, mentre i gradini, il pavimento, la spalliera ed i braccioli hanno intarsi di stile cosmatesco. I plutei laterali, con tarsie sectili che riproducono i quinconce e fasce con stelline a otto punte, sono stati forse aggiunti in epoca aragonese. Nella parte alta della parete, decorazioni con motivi floreali a intreccio e, dentro cerchi e in posizione simmetrica e speculari, sono collocati due maestosi leoni espressione di regalità e potenza. Il soglio riveste una notevole importanza dal punto di vista politico, dal momento che da questo spazio il sovrano assisteva alle celebrazioni liturgiche e poteva godere della vista dell’intero ciclo musivo della Cappella.

La contrapposizione e il dialogo tra la zona dedicata al culto divino e quella riferita Re, che diviene una sorta di aula regia, si nota anche nella ripetizione, nello spazio che sormonta il trono, della raffigurazione del Cristo Pantocratore tra i santi Pietro e Paolo.

Cristo Pantocratore in trono tra i santi Pietro e Paolo.
Sopra il soglio reale si erge maestoso Cristo Pantocratore in trono tra i santi Pietro e Paolo. L’iconografia della rappresentazione è squisitamente politica, dal momento che Cristo in trono con i due Santi, sembrano legittimare il potere temporale dei sovrani che presiedevano alle celebrazioni dal soglio decorato in opus sectile. San Pietro e San Paolo, così come, nella parte superiore, i due arcangeli Michele e Gabriele, rivolgono il loro sguardo verso Cristo Pantocratore, statico, immobile, maestoso e ieratico. Il Pantocratore, dal greco dominatore di tutte le cose, con la mano destra benedice i fedeli: le due dita arcuate simboleggiano la doppia natura di Cristo, quella divina e quella terrena, mentre le altre tre, unite, sono allegoria della Trinità. Questa posa della mano veniva utilizzata anche in epoca antica dagli imperatori romani quando chiedevano il silenzio. Con la mano sinistra tiene saldo il Vangelo qui effigiato come un volume chiuso. Il Cristo Pantocratore, con lo sguardo severo ma benevolo, si presenta coronato di un nimbo crociato a ricordare il suo sacrificio, ha i capelli lunghi e fluenti e l’incarnato roseo. Il Cristo Pantocratore è l’onnipotente, il Re dei Re, ha l’abito dorato simbolo della divinità e il manto blu simbolo dell’umanità. Tessere dorate fanno da sfondo all’intera narrazione.

Questa particolare aula regia sembra richiamare il westwerk o corpo di fabbrica occidentale. Diffusosi tra la fine del IX secolo e il X secolo nelle chiese carolingie era uno spazio di notevole importanza politica dove i sovrani assistevano alle funzioni religiose.
All’interno della cappella si notano le varie stratificazioni: la decorazione musiva del presbiterio ebbe due tappe, entrambe nell’arco cronologico del regno di Ruggero; all’epoca di Guglielmo I risalgono i mosaici e le decorazioni in opus sectile delle navate e all’epoca di Guglielmo II i mosaici della controfacciata e l’inserimento del prezioso ambone , del candelabro pasquale

candelabro della Cappella Palatina
Il candelabro della Cappella Palatina, capolavoro del romanico siciliano, è attualmente collocato alla destra dell’ambone. La parte terminale, cioè la patera, conteneva il cero pasquale, utilizzato nelle funzioni della notte di Pasqua e simbolo della luce di Cristo che risorge e vince le tenebre. Il candelabro, in marmo bianco, raggiunge un altezza di quattro mesi e mezzo. Ha un fusto monolitico, probabilmente proveniente da una colonna antica, suddiviso in cinque ordine di rilievo, in cui sono scolpite scene collegate tra loro da foglie d’acanto. Nella solida e compatta base, leoni, simbolo della potenza normanna, sono rappresentati nell’atto di attaccare sia uomini che altri due animali quadrupedi; segue una fascia decorata con tralci e foglie d’acanto che richiama il Paradiso; un’aquila e una scena di caccia al leone. Più in alto, è collocato Cristo in mandorla benedicente, raffigurato in trono, con un libro in mano e sorretto da due angeli mentre un uomo, con la mitria e il pallio, identificato con Ruggero II o con un arcivescovo si inchina e si prostra si suoi piedi. Nella parte superiore sono scolpite aquile con prede negli artigli che si legano ad eleganti pavoni, e tralci fioriti. Sul lato opposto una figura umana accompagnata da un angelo; infine tre figure seminude sorreggono il fusto dove si colloca il candelabro pasquale.

e del fonte battesimale . In uno spazio attiguo alla chiesa si trova il Tesoro della Palatina , dove sono custoditi arredi sacri, suppellettili, ostensori, reliquari e altri oggetti preziosi che, nel corso dei secoli, sono stati usati dal clero. Di particolare interesse il Tabulario , composto da antichi diplomi e importanti documenti.

I sensi raccontano l’interno

I sensi raccontano la pavimentazione

L’interno della chiesa

Dall’oblio al recupero della memoria

Il soglio reale

Un edificio costruito in un breve spazio di tempo

I sensi raccontano il contesto storico Zisa

Forme e colori del soffitto ligneo

Il pavimento in opus sectile della Cappella Palatina

I sensi raccontano l’architettura e le decorazioni

I sensi raccontano il ciclo musivo

Lo spazio architettonico

I sensi raccontano i restauri

Il palazzo ritrovato

Le decorazioni del campanile

Dal terremoto al crollo

Il tetto del Paradiso: una delle opere più rappresentative dell’arte medievale

La pavimentazione: forme, motivi e iconografia

Il Cassaro

I sensi raccontano il contesto storico

Il ritorno dell’acqua

I mosaici del transetto e delle absidi

L’involucro architettonico: la pianta a croce greca orientata verso la luce

I mosaici delle navate

La veste architettonica e le trasformazioni nel tempo

I sensi raccontano la Zisa nei secoli

Le decorazioni

La splendida Zisa e il suo giardino: solacium regi tra suoni, colori e profumi

Il ciclo musivo, un cammino ascendente verso la luce

La conquista normanna della Sicilia e la nascita di un nuovo regno latino

I sensi raccontano l’archittetura

La nascita del regno normanno

La cappella di San Pietro nel Real Palazzo

I restauri

I sensi raccontano l’architettura esterna e l’impianto originario

La dedica dell’Ammiraglio

Il parco del Genoardo, il giardino dei piaceri e della meraviglia

Il Palazzo che fu dei re

Un crescendo architettonico

Stili diversi e trasformazioni, per una “delle più belle costruzioni che si possono vedere”

L’antico convento della Martorana, storia di devozione e tradizione

I sensi raccontano la decorazione barocca

Intrecci di saperi nella Palermo normanna

I sensi raccontano il contesto storico la martorana

I sensi raccontano il soffitto

L’esterno barocco

L’interno barocco

L’oro e la luce: lo splendore dei mosaici della Cappella Reale

I loca solatiorum: dimore per lo svago, il benessere e la caccia