Filicudi

Filicudi, paradiso sommerso

Filicudi, pur essendo la quinta isola per estensione all’interno dell’arcipelago Eoliano, è abitata solo in una piccola parte. Nonostante la sua piccola estensione, i paesini della costa di Filicudi sono sovrastati da un imponente edificio vulcanico , ormai inattivo, alto 774 metri sul livello del mare.

Tuttavia, la base dell’edificio parte da circa 1600 metri sotto il livello del mare, facendo di Filicudi un imponente vulcano di circa 2300 metri.
Le coste dell’isola sono abbastanza variegate, passando dalle spiagge pianeggianti di Capo Graziano alle meravigliose coste a strapiombo sul mare, fino ad arrivare alla meravigliosa costa nord-occidentale, dove lo scoglio de “La Canna” è alto 71 metri di fronte all’arco naturale del “Perciato” e all’ampia “Grotta del Bue Marino”. L’antico nome di Filicudi era Phoenicusa, derivante dalle felci che crescono abbondantemente lungo tutta l’isola.
L’isola è stata abitata fin dal III millennio a.C., come testimoniato dagli scavi presenti nella penisola di Capo Graziano. Anche durante la dominazione greca e romana, Filicudi ha rappresentato un importante snodo del commercio dell’olio e del vino, e gli abbondanti ritrovamenti sottomarini di relitti con i relativi carichi commerciali ne sono testimonianza.
Un tempo l’isola era tutta coltivata a gran fatica dai suoi abitanti, e ciò è ancora oggi testimoniato dal fatto che l’intera isola è terrazzata con muretti a secco.

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