I luoghi pubblici di Agrigentum

L’Oratorio di Falàride

L’arrivo dei romani ad Akragas sconvolse non poco la destinazione d’uso di alcuni edifici pubblici, in particolare quelli dedicati alle attività politiche che tra le due culture presentavano diverse differenze.
Infatti, mentre nelle pòlis greche era normale che tutti i cittadini aventi diritto di voto si trovassero insieme per discutere su delibere e iniziative concernenti la loro città, le decisioni politiche nelle città romane erano affidate esclusivamente a un gruppo molto ristretto di persone, costituito da cittadini di spicco che formavano il senato. In età romana, quindi, le assemblee dei cittadini cessarono di esistere, e l’ekklesiasterion – cioè il luogo in cui i cittadini greci si riunivano tutti insieme – cessò di avere un ruolo nella vita politica della città.
Nel I secolo a.C., sulle strutture dell’antico ekklesiasterion fu costruito il cosiddetto Oratorio di Falàride, così denominato, erroneamente, dai primi viaggiatori del Grand Tour che dal XVIII secolo iniziarono a visitare la Valle dei Templi sempre più assiduamente.L’Oratorio di Falaride L’oratorio di Falàride non presenta alcuna connessione con l’antico tiranno di Agrigento , si tratta in realtà di un tempietto su podio con cella e atrio di ingresso preceduto da quattro colonne di ordine ionico fra le ante (non conservate). Di fronte si trova l’altare, poco distante da un’ esèdra semicircolare. Nel Medioevo l’edificio fu trasformato in cappella dedicata a Maria Vergine, con l’ingresso ad arco a sesto acuto e con la copertura a volta a crociera ed una monofora sul lato ovest.

L'Oratorio di Falaride
L’Oratorio di Falaride (I sec a.C.) era un tempietto su podio con cella e atrio di ingresso preceduto da quattro colonne di ordine ionico. Oggi restano solo la cella e l’atrio di ingresso, con una porta di accesso al centro della parete con arco a sesto acuto, a testimonianza della sua trasformazione in Cappella durante il Medioevo. L’edificio, in pietra calcarea agrigentina, presenta ancora delle tracce di stucco bianco sulle pareti
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L’Oratorio di Falàride

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