Percorso B
Piazza Armerina
Udito

[4] Una battuta di caccia concitata

Inoltrarsi lungo i margini del corridoio della “grande caccia” è come compiere un viaggio attraverso i sensi. Il dinamismo delle scene rappresentate sembra rievocare anche la loro dimensione sonora. Non avete l’impressione di percepire il clangore degli scudi dei militari cacciatori coronati di alloro che, in Nord Africa, si dispongono su una linea compatta durante la cattura delle pantere? All’ordinata efficienza militare si alternano gli episodi di lotta tra animali selvatici: un leopardo sta per azzannare un’antilope mentre, alle loro spalle, una pantera raggiunge, forse, un suo cucciolo.
Dalle casse di legno, disposte sopra i carri destinati all’imbarco, non si odono rumori. La mancanza di luce ha calmato gli animali custoditi al loro interno a cui pervengono solo i lamenti di un servo indolente percosso, poco più avanti, dalla verga di un funzionario munito di bastone a fungo.
Nella raffigurazione della “terra tra i due mari”, l’Italia, la nave che occupa il campo del mosaico, per tutta la sua altezza, è così realistica da invitarci ad udire il rumore delle sartie al vento al quale si sovrappongono i versi delle bestie destinate agli spettacoli nell’Anfiteatro Flavio di Roma.
Mentre continuano le operazioni di imbarco di animali dall’Oriente e la cattura di altri nel Delta del Nilo, a cui fanno da sottofondo le voci dei funzionari che coordinano e quelle dei militari cacciatori impegnati nello sforzo per condurre a bordo fiere e pachidermi, si diffonde nell’aria il cigolio delle ruote dei carri che avanzano lentamente.
Dall’abside sud si ode il fruscio di alcune strisce, di diversi colori, appese ad un ramo utilizzate per spaventare e catturare gli animali. Un vento rovente sembra alimentare il sole raggiato di una fenice, essere mitico simbolo di continua rinascita.