Modica

Queste sono le parole con cui Gesualdo Bufalino descrive la città di Modica: «… un paese in figura di melagrana spaccata; vicino al mare ma campagnolo; metà ristretto su uno sprone di roccia, metà sparpagliato ai suoi piedi; con tante scale fra le due metà, a far da pacieri, e nuvole in cielo da un campanile all’altro, trafelate come staffette dei Cavalleggeri del Re… che sventolare, a quel tempo, di percalli da corredo e lenzuola di tela di lino per tutti i vicoli delle due Modiche, la Bassa e la Alta»
(Gesualdo Bufalino, Argo il cieco ovvero i Sogni della memoria, Palermo 1990).